Stavo sul sedile ad irritare il tempo
non presupponevo nessun
intervento della mia passione a salvarmi dalla situazione o dal
rendiconto di un probabile futuro di rimorsi
stavo steso
sul sedile a muteggiare come se potessi tranquillamente sottostare
a quella situazione senza provare un profondo senso di imbarazzo
una
lei qualsiasi si prodigava in carezze volenterose e abili discorsi
sulla dolcezza e la promiscuità o sulla condizione attuale
del disincanto poetico in amore
io non volevo granché
da quella sera anzi, credo che volessi tutto quello per cui ero
negato
e tergiversavo e poi facevo scivolare le mani ovunque
e tutto cominciava tra sospiri di piacere irrealizzati, di quei
sospiri che aspettano i veri, di quei sospiri che fanno da esca
per gli altri che dovrebbero arrivare e che se non arrivano tutto
rimane alla stregua della finzione
e allora nemmeno ci può
essere la scusa dell'amore
un amore rapido e di consumo,
ma insomma pur sempre amore
ma niente, nulla, il cammino
inciampava sugli sguardi gettati fuori da finestrini oramai appannati
per un respirare affannoso di niente
ma ci deve essere la
comprensione della situazione esistenziale esasperante del protagonista
o della sua impossibilità al consumo o della sua statura
morale che sovrasta la sua incapacità eiaculatoria
non
è mai chiaro perché ci si debba difendere dalle
proprie incomprensioni, ma io sono un po' altrove e forse vorrei
che fossimo un po' altrove da qui e che fossimo un po' altrove
da noi
però lei aspettava invaghendosi della povertà
d'animo che apriva al suo cuore tutto il tema della consolazione
e del portentoso rimanere dolci
mi graffiavo la dignità
ad ogni sua carezza avventata, mi comprimevo il petto ad ogni
abbaglio di strofinio incontrollato
e generavo mostri scuri,
liberi per tutto l'abitacolo, mi invogliavo a circoscrivere le
mie volontà fluttuanti e sudando cercavo almeno di raffreddare
il mio non saper che fare
uscii per una sigaretta e tornai
che mi ero scordato a casa il ferro da stiro acceso