"Vittorio capisce benissimo quando deve parlare e quando
deve rimanere zitto
e subito mi pare chiaro che già
è molto difficile andare d'accordo soprattutto se mi continua
a ripetere in tergiversante assetto "allora io che dovrei
fare che sto qui dalla mattina alla sera!" e io che continuo
a pensare "chi te l'ha fatto fare" e subito devio mentalmente
sul crinale nefasto della giustificazione "perché
in fondo non ha avuto altre possibilità, poveraccio"
e parlo con questi accenni di patetica arroganza solo perché
sono all'inizio della mia esperienza natatoria nella piscina degli
squali divoratori di vita altrui
strano, non so se ho tutti
i torti o se mi sto semplicemente trattenendo nell'anticamera
del pensiero aprendo pacchettini d'idee sottovuoto
certo
è che il sistema d'impegnarsi a trovare qualcosa da fare
pur di non far niente è oltremodo affascinate
trasuda
una decadenza al limite del collasso
un presupposto di vita
che alla fine non la rende troppo distante dall'alzata mattutina
delle galline nel pollaio
una fuga verso la struttura
un
girovagare tra le trovate di un capufficio mellifluo e dai modi
mucosi che lasciano schiuma in abbondanza sulla pelle del ricordo
di lui appena se ne esce delirando. "Suvvia allora, dunque
è qui da oggi e le sue mansioni sono quelle che già
ha potuto leggere nel prospetto, ma mi raccomando di non farsi
assorbire dalle liti intestine che qui detonano ad ogni piè
sospinto, perché altrimenti entra in un giro vizioso che
non può che condurla sempre di più verso la stessa
situazione da manicomio, ci siamo intesi, no?" e io non ho
inteso molto, no, non ho inteso anche perché non riesco
a seguire il senso delle parole perso come sono a cogliere il
significato della strana deformazione della bocca che ogni esse
procura al mio interlocutore
è affascinante, lo ripeto,
la caduta verticale del concetto stesso di uomo che qui si può
ammirare senza lo sforzo di utilizzare strumenti tanto sofisticati
come l'Analisi. Del resto si muore e basta, ci si dimenticherà
di tutto e tutto andrà a posto
l'unica conclusione
che può sollevare da questo stato larvale è questa
altrimenti
non ne vedo altre. "In più lei sa, o se non lo sa
glielo dico io, che qui, quelli del suo livello non possono utilizzare
le porte principali, solo quelle di servizio, e non è consentito
sostare nell'atrio, tutt'al più nel corridoio di rimpetto
ai bagni
ha capito quale? Quello scendendo appena sulla destra
dove
ha incontrato il suo collega che è appena uscito
nient'altro?
no,
mi pare di averle detto tutto". "D'accordo, ma cosa
devo fare qui?" "Ah questo non è affar mio, domani
le presenterò il dottor Talori, che le dirà il da
farsi, per ora deve attendere fino a quando non torna il suo collega
che è andato in missione fuori città per qualche
ora
se vuole può anche uscire a fare colazione, ma
non si assenti per molto però, potrebbe essere richiesto
dal capufficio
oggi c'è molto lavoro da sbrigare,
ma del resto a lei non deve interessare
". Silenzio.
Lungo silenzio. Allora mi distendo sulla sedia ad osservare fuori
da tutte le finestre contemporaneamente concentrandomi sul modo
migliore di ostentare una sicurezza carnascialesca per reggere
il confronto con il vuoto che circonda il video del computer spento
e di quello acceso per contenere salva schermi di felicità
da villeggiatura
intanto rimango ammaliato dai ramoscelli
d'olivo a cui si intrecciano roselline di plastica rosse e bianche
qui
almeno si ama la pace
mi dico.