Avevano esordito
Andar via
Cure
D.
Dunque mi...
Ero uscito
Ho gridato...
In treno
Lavabo
Libro
Mi piaceva definire
Punto
Stavo sul sedile


Lavabo


A 'sto mondo il silenzio apre delle aspettative future notevoli. Il silenzio si caratterizza per il suo tempo assente e per il suo giudizio sospeso. Io a 'sto mondo non avevo granché da farci, ma soprattutto non avevo granché da godere dal momento che ogni gioia mi dava al contempo noia e nostalgia…quindi decisi di rimanere in silenzio, come in sospeso, come un vecchio sul suo letto di morte.
La mattina mi aveva già accarezzato abbastanza, tanto da farmi alzare nudo e vuoto, pieno di una nauseante emozione, quasi estranea, quasi bianca.
A 'sto mondo ci vuole silenzio, silenzio soltanto. Se vuoi un pensiero originale devi stare in silenzio, se non vuoi nessuna originalità allora puoi anche parlare, ma devi parlare molto, tirare fuori ogni sillaba dalle viscere, senza tregua.
A 'sto mondo tutti siamo affetti da una diarrea mentale, il malanno genetico che fa cercare la comprensione tra palate di concime grammaticale, senza significato, di cui se ne respira solo, a tratti, il pungente tanfo d'escremento.
Ma il sole filtrava a strisce tra le tapparelle…a 'sto mondo le tapparelle sanno ridurti un derelitto che lentamente esce dai propri sogni al mattino o alla sera.
Le mutande con l'elastico stretto che sega i fianchi e ci passi l'indice accorgendoti che puoi stare meglio di come stavi…così…d'improvviso.
Aprire l'acqua del lavandino è uno scherzo…sai che ti potresti perdere tra le fogne di un'intera città se fossi il tuo muco sanguinolento che ti sei appena estratto dalle cavità di una narice sesso-femminile.
Allora ti accorgi anche della precarietà di ogni agglomerato molecolare, come se tu continuassi a pulsare sulla cima di uno spillo.
La precarietà…è ogni altro da sé - ti viene da dire - come un piccolo chiodo che sporge tra le piastrelle del bagno e che doveva servire a qualcosa, a qualcuno.
Ti lavi - per gli altri più che per te stesso - ti guardi allo specchio - per gli altri più che per te stesso - per quella precarietà che sa parlare attraverso i fili sottilissimi dell'incomprensione.
A 'sto mondo non si riesce a rimanere fedeli a sé stessi se non pagando un prezzo troppo alto, più alto di quello che vale; è per questo che si passa il tempo a guardarci allo specchio e a chiederci come due cose possano legarsi tra loro…a 'sto mondo sarebbe bene mandarsi e mandare a fare in culo più spesso e in maniera migliore…
Su tutto esiste uno spirito di sopportazione che ha dello straordinario, che ci avvicina agli animali molto più del pelo pubico…più dell'istinto d'accoppiamento può l'istinto di sopportazione…dieci nuovi anni…dieci nuove bastonate…ma la speranza ci traccia maligna una linea futura, così limpida di fronte a noi, che la sopportazione ci bacia con passione ragguardevole tirandoci per la manica delle illusioni.
Ma a 'sto mondo - constatazione palese - si dicono troppo poche bestemmie e mal dette per giunta,…nessuna cattiveria omicida in esse.
Perché il bello? A questo ci ha già pensato l'aurora lacustre, le vette di neve infuocate, i rododendri, gli oleandri…e a noi non ci rimane che farli fuori tutti quanti…ecco la vera bestemmia; ma impegnarsi a fondo, senza posa, cominciando ognuno da se stesso, l'avanzo di natura più a portata di mano. La bestemmia meglio riuscita è quella che ci porta a nasconderci dietro l'iniziativa ipocrita, la sicurezza del passo successivo, ogni giorno sempre di più. Una vendetta pura contro qualcosa che non conosciamo abbastanza, una vendetta per uccidere dio, noi stessi ed ogni cosa…
La palingenesi infantile delle prime ore della mattina, la palingenesi deflagrante che è un urlo assestato alla disperazione della propria gabbia vivente…un porco dio detto con trasporto e sterilissima potenza catartica, con la faccia affondata nello smalto del lavandino, bianco, freddo, appartenente ad altri, a tutti gli altri che non conosceremo mai, che non uccideremo mai.
D'improvviso ci si risolve al suicidio, senza mezzi termini - così - come tiro di fionda ci s'intravede appesi a una trave, con le cervella sulle spalle, annegati in un fiume o svuotati di sangue; e si rimane senza prerogative, senza respiro, con un giorno da insetto tutto da dimenticare.
Perché a 'sto mondo il suicidio è pure una via d'uscita, un atto di libertà e d'abbandono allo stesso tempo, un'esaltazione legittima dell'assurdità…però poi - a 'sto mondo - si continua a tirare avanti, bisogna pur tirare avanti altrimenti non ci sarebbe possibile trovare l'anima gemella, l'anima della condivisione momentanea, il riflesso della felicità estinta.
È l'anima gemella che ci salverà tutti! L'anima come la nostra…con due languidi occhi graziosi e un sesso che ci riduce alla salivazione mentale d'immagini real-pornografiche. L'anima gemella, l'anima bella, l'anima dello spirito dai biondi capelli che non hanno mai posseduto un solo ritaglio di cielo…e vuoto un coro di sani principi si staglia nell'aria senza che ciò possa fare in modo di farci distogliere lo sguardo dalla terribile accecante sincerità del silenzio…contraddizioni ripercorse, decorse, gialle.
Lo zimbello delle gocce d'acqua capirà - lui - così persistente ad ogni getto di tregua che con le mani invoco…non si può essere che dei fiori nati al bordo del cammino…perché strappati via gli orpelli, non ci resta che lo squallore dell'ilare realtà, quella che ci lascia soli ad ogni angolo di tempo. Però, però…che cosa è che mi fa eccitare a questo modo ora? L'immagine di quali nudità volgari, di amplessi peculiari e smembrati, distesi sulla bellezza aperta e madidi di sudore e umori del piacere, liquidi per inseminare fiori con gli occhi…? Dove ho lasciato il dolore creativo e metallico di una non accettazione del possesso? Della paura della rincorsa…? E si ha paura per sé, per gli altri, per il futuro spento e stanco…! è come lavarsi il viso, lavarsi da sé ogni emozione che viene alla ribalta.
Io a 'sto mondo sono il vigliacco del silenzio e l'acqua non deterge, 'st'acqua mezza fredda e mezza ricordo.
Questo cielo azzurro incombente…nero per un salto nella notte…orrendo…io canto ORRENDO…con viva voce, con voce violenta e schiva…ma il sangue? Cos'è questo sangue dal naso?…i capillari…filo di ferro ferito caldo…si rompono con facilità animale e sanguinano e perdono e sanguinano…si macula lo smalto - vedi? - diviene macchia rossa, sala per squartamenti d'agnelli, solo per stretta di vite, tavola di dissanguamento…è come essere lontani…ancora di più…ancora peggio.