|
Io non avevo nessuna intenzione di sottrarmi ai suoi stratagemmi,
al suo nervoso polemizzare intorno al mio modo di pormi
io
non avevo nessuna intenzione di rimanere muto, né di scoraggiarmi
nelle parole.
Lei era il suo fuoco interiore che le ardeva negli occhi, sulla
sua bocca mossa da ogni rapido pensiero, tra i suoi capelli lunghi
e sciolti sul seno teso
così dolce da intuire.
Io non avevo nessuna intenzione di sottrarmi al suo sguardo quasi
violento, alla sua sfida silenziosamente rivolta ad un sesso avverso
lanciata
con languido gioco di mani regalmente distese su nude cosce, belle
che la voluttà ha già reso quelle di una fatale amante.
È lecito godere del disinganno del gioco
ed esisteva
qualcosa di uncinante nelle sue pupille incastonate nell'azzurro
cupo dell'iride, proprio mentre il sole le tesseva di spesso cristallo
Io non avevo nessuna intenzione di allontanarmi da quel calore sottinteso,
da quel colore bronzeo della pelle che un tramonto lento e stanco
esaltava fino ad una luminosità nostalgica; l'estate era
il suo quieto lirismo, la sua ode ad una bellezza sfuggente, di
quelle bellezze capaci di rivivere nel ricordo di una vicinanza
di corpi che non è stata, ma si è già compiuta
mille e mille volte, fino ad una familiarità che è
già complicità
Io non avevo nessuna intenzione di sottrarmi a tutto questo: filavamo
per una campagna risanata dalla frescura serale che non lo avrebbe
permesso. Non avrebbe acconsentito a che si infrangesse la sospesa
unità di due luoghi
le ombre lunghe adagiate sugli argini
potevano testimoniare che il gioco era ormai giocato e le regole
stabilite
spossati negli sguardi da un istante, si riesce tuttavia
a vivere un'eternità in bilico sul tempo.
Ma, giuro, non avrei mai voluto lasciare le cose rotolare giù
nella banale compromissione
lo giuro
non avrei voluto
abbandonare me stesso bambino e rivoltato nella timidezza, perduto
in un vago odore di sensualità bruciante
no
non
avrei voluto perdere un solo verso di quel poema trasparente e sacro
.di
quel poema così stretto alla gola
così soffocante
così
ingenuo
così profondo nell'atto
così da
fuggire, da correggere senza cambiare
lo giuro, anche a me
stesso, eppure
eppure così forte anelavo un'alcova qualunque
così
lontano dovevo correre, trovare, ritrovare
che il bagno mi
convinse, mio malgrado, alla sacrilega masturbazione
al disfacimento
rotondo di un'architettura barocca e fragile
alla condizione
tristemente intrisa di un piacere secco. Io non avevo nessuna intenzione
di sottrarmi ai suoi stratagemmi
.ma dovevo farlo, era ora!
|