Avevano esordito
Andar via
Cure
D.
Dunque mi...
Ero uscito
Ho gridato...
In treno
Lavabo
Libro
Mi piaceva definire
Punto
Stavo sul sedile


Mi piaceva definire


Mi piaceva definire senz'altro il mio nome come "luogo aperto ad ogni eventualità", nel senso di rispetto pieno dell'esperienza vissuta, dell'erlebnis come segno di perpetua crescita, di volenterosa assaporazione dell'evo e me concesso, del non tirarsi indietro…che è pur sempre segno di fragranza spirituale, nonché di sincerità e di coraggio. È possibile che l'eraclitea inclinazione alla morte, mi abbia in qualche modo influenzato, allora come adesso, ma una volta scampato il pericolo della messa in discussione del particolare, ci ripenso di nuovo a come sarebbe stato bello se le cose che riguardavano il mio essere nel mondo fossero andate come io pensavo. La distanza tra quello che sono e quello che avrei voluto per tutti è grande come quella tra ciò che non ho mai sognato e la realtà stessa. Cosa ovvia, sicuramente, e cosa sempliciotta, eppure io mi ricordo ancora di quando credetti di poter davvero guidare le mie idee verso il segno da dieci punti sul tirassegno del destino. Ma non ho mai posseduto un arco, sempre e solo freccette, tre, e poca voglia di fattualità. L'inerzia mi ha infine dato la spinta necessaria a scendere la discesa dell'esistenza e arenarmi in fondo a qualche malattia o perdizione. Essere dei falliti, in senso stretto, vuol dire credere troppo nel giudizio altrui, che è sempre limitante. Gli altri spaventano di più dei lupi ululanti, perché ascoltarli poco significa rimanere soli con la propria stima di sé ed essere costretti a dialogarvi tutte le sere. Adesso che sono malato e perduto…l'alcol, che è la perdizione, mi ha fatto in fondo trovare la mia malattia - bene - adesso che sono perduto ti posso dire, dolce mano gentile, che ne valeva la pena di perdersi in questo modo, di fuggire rincorso da me stesso, da tutta questa merda di cellofan rosa, da tutte queste speculazioni che vogliono suffragare il concetto di stupidità ed elevarlo a gioco intelligente. Da tutte le parti funziona allo stesso modo, è una corsa a farti il culo. Pensare vogliono che significhi fare…e fare vogliono che significhi in un modo o nell'altro fare il culo…e fare il culo vogliono che significhi dimenticare presto di aver fatto quello che si è fatto…poi è tutto a posto, il rimorso è tutto per il fatto di essersi perduti l'ultima finale di coppa del mondo perché troppo impegnati a fare il culo o a dimenticare, sniffando qualcosa di simile alla cocaina, ai decibel o alla vacanza in montagna…e poi c'è sempre qualche stronzo che ti guarda e ti dice: "ma chi è questo qualcuno, e che vuol dire 'vogliono', e vogliono chi? Sei solo uno che è stato incapace di vivere nel proprio tempo, di succhiarne fuori tutto quello che c'era da succhiarne"…e tu lì per lì non sai che rispondere, valuti ancora questa possibilità, ma già sai che troppe volte ci hai riflettuto sopra perché il primo e l'ennesimo idiota, possa farti aprire gli occhi su qualcosa che hai osservato già da quando rifiutasti per la prima volta la pastina della mamma… E non sono rassegnato sai, dolce mano gentile, no, non è questione di rassegnazione è questione di titanismo. Mi sono perso non perché non sapevo dove andare, ma perché non volevo andare là…ecco tutto. Così sono rimasto a decifrare le forme delle nuvole…dietro la casa un cervo gigante che salta una valle intera, qua un cuore che si rimpicciolisce mano a mano che mi passa sulla testa e più in distanza tutto il resto che avrebbe potuto rendermi felice…una vita perduta così è un insegnamento per tutti quanti sai, mano gentile, ed è per questo che non devi sentirti un'assassina…riempi pure il bicchiere e accarezzami, senza preoccuparti.