Mi piaceva definire senz'altro il mio nome come "luogo aperto
ad ogni eventualità", nel senso di rispetto pieno
dell'esperienza vissuta, dell'erlebnis come segno di perpetua
crescita, di volenterosa assaporazione dell'evo e me concesso,
del non tirarsi indietro
che è pur sempre segno di
fragranza spirituale, nonché di sincerità e di coraggio.
È possibile che l'eraclitea inclinazione alla morte, mi
abbia in qualche modo influenzato, allora come adesso, ma una
volta scampato il pericolo della messa in discussione del particolare,
ci ripenso di nuovo a come sarebbe stato bello se le cose che
riguardavano il mio essere nel mondo fossero andate come io pensavo.
La distanza tra quello che sono e quello che avrei voluto per
tutti è grande come quella tra ciò che non ho mai
sognato e la realtà stessa. Cosa ovvia, sicuramente, e
cosa sempliciotta, eppure io mi ricordo ancora di quando credetti
di poter davvero guidare le mie idee verso il segno da dieci punti
sul tirassegno del destino. Ma non ho mai posseduto un arco, sempre
e solo freccette, tre, e poca voglia di fattualità. L'inerzia
mi ha infine dato la spinta necessaria a scendere la discesa dell'esistenza
e arenarmi in fondo a qualche malattia o perdizione. Essere dei
falliti, in senso stretto, vuol dire credere troppo nel giudizio
altrui, che è sempre limitante. Gli altri spaventano di
più dei lupi ululanti, perché ascoltarli poco significa
rimanere soli con la propria stima di sé ed essere costretti
a dialogarvi tutte le sere. Adesso che sono malato e perduto
l'alcol,
che è la perdizione, mi ha fatto in fondo trovare la mia
malattia - bene - adesso che sono perduto ti posso dire, dolce
mano gentile, che ne valeva la pena di perdersi in questo modo,
di fuggire rincorso da me stesso, da tutta questa merda di cellofan
rosa, da tutte queste speculazioni che vogliono suffragare il
concetto di stupidità ed elevarlo a gioco intelligente.
Da tutte le parti funziona allo stesso modo, è una corsa
a farti il culo. Pensare vogliono che significhi fare
e fare
vogliono che significhi in un modo o nell'altro fare il culo
e
fare il culo vogliono che significhi dimenticare presto di aver
fatto quello che si è fatto
poi è tutto a posto,
il rimorso è tutto per il fatto di essersi perduti l'ultima
finale di coppa del mondo perché troppo impegnati a fare
il culo o a dimenticare, sniffando qualcosa di simile alla cocaina,
ai decibel o alla vacanza in montagna
e poi c'è sempre
qualche stronzo che ti guarda e ti dice: "ma chi è
questo qualcuno, e che vuol dire 'vogliono', e vogliono chi? Sei
solo uno che è stato incapace di vivere nel proprio tempo,
di succhiarne fuori tutto quello che c'era da succhiarne"
e
tu lì per lì non sai che rispondere, valuti ancora
questa possibilità, ma già sai che troppe volte
ci hai riflettuto sopra perché il primo e l'ennesimo idiota,
possa farti aprire gli occhi su qualcosa che hai osservato già
da quando rifiutasti per la prima volta la pastina della mamma
E non sono rassegnato sai, dolce mano gentile, no, non è
questione di rassegnazione è questione di titanismo. Mi
sono perso non perché non sapevo dove andare, ma perché
non volevo andare là
ecco tutto. Così sono
rimasto a decifrare le forme delle nuvole
dietro la casa
un cervo gigante che salta una valle intera, qua un cuore che
si rimpicciolisce mano a mano che mi passa sulla testa e più
in distanza tutto il resto che avrebbe potuto rendermi felice
una
vita perduta così è un insegnamento per tutti quanti
sai, mano gentile, ed è per questo che non devi sentirti
un'assassina
riempi pure il bicchiere e accarezzami, senza
preoccuparti.