D. amava molto una macchinina blu metallizzata che aveva ritrovato
dietro al frigorifero una volta che lo spostarono per un guasto
doveva
essere appartenuta al figlio di G. o di F., oppure al nipote di
L., ma comunque era ormai sua e più che altro dei suoi
sogni spodestati
e sebbene non fosse più giovane ma
avesse raggiunto e superato l'età del torto, D. amava queste
cosine capaci di ricondurlo altrove nel suo tempo, che gli permettessero
di scorrerlo a ritroso in cerca di una sicurezza tutta materna
e niente donne
.era così abile e tonico quando impazzava
per piste sospese sulle sedie imbandite di cartacce o quando inchiodava
di fronte ai suoi occhi e stava attento a far funzionare bene
le sospensioni perché anche un po' di fisica dinamica lo
sapeva aiutare e poi anche un po' di quel rombo virtuale studiato
attentamente dal vero
la sua macchinina era un concerto per
piloti sportivi, audaci, ma soprattutto dall'interessante personalità
di quelli capaci in un sol gesto di far capire le proprie intenzioni
esistenziali
e quando parcheggiava la macchinina, il tavolo
si faceva una periferia di città battuta da qualche vento
occidentale e che ancora era estate
la sua macchinina blu
un po' la invidiava.