Sorpreso ad esistere mi ostino a negare il gioco di smurare fiori
secchi dalle pareti del dolce andar via
e pedalava e si torceva
indietro a pedalare, di nuovo, per curiosità estrema, così
successe quell'inverno che si accorse di poter anche rimanere
in equilibrio senza faticare molto
era certo che doveva far
attenzione alla ruota davanti che lasciava un po' a desiderare
in curva
e non so che cosa penserà ora che sono lontano
quanto basta per il sogno di poter anche fuggire con Tony, il
portiere di notte senza guance che la mattina si lava il tartaro
per dimenticare dei soldi perduti al girone. È il romanticismo
di questa tua venuta azzardata e precoce, che infesta il sentimento
puro che avrei potuto avere per te, del resto noi ci conosciamo
appena e poi tu già sai che domani è un altro giorno.
Comunque, è deprimente interporre una forma qualunque tra
me e il mio pensiero del mondo, ma vada per il campari o il gin
o il liquore di tua nonna, purché non ci si azzardi a fingere
di provare a volerci un qualcosa di simile al difficoltoso stringerci
la mano e salutarci con la buona notte. Ma di sano c'era che pedalava
e si tormentava e pedalava sulla sella al ricordo di un piacere
piroettante e cronico, in fondo è la solita storia degli
egoismi integrali, dei nascondimenti sotto la gonna delle infermiere
al turno di notte. Dunque l'autobus ruminava il suo impianto scenico
arancione, che io mi involavo in salita per la stanchezza. Avevo
avuto l'idea di risalire un fiume di cortecce d'alberi su una
chiatta del nord, poi per pedalare c'era tempo e il tempo stava
giungendo alle mie spalle; è per questo che non mi sono
voltato quando ho sentito il baccano del motore tuo e dei tuoi
amici che sanno bene dell'esistenza dei notturni ormai per me
estinti prima del dodo. Non c'era verso di sapere se avessi potuto
accorgermi di nuovo della parte meno controllabile di me
era
curioso odorare il suo piacere vibrante dentro tutto il suo morbido
puf puf che sapeva di stantio: il buono sa spesso di marcio.