Come se fosse...
Dialogo mattutino...


Come se fosse un blues


Facciamo conto che si tratti di un blues.
Lo so che non c'entra niente… ma in fondo che importa?
Chi non ha mai sentito un blues?
Sì , certo, è roba americana….e gli americani non vanno troppo, ultimamente.
Ma qualcosa di buono lo hanno fatto pure loro!
Il Blues…per esempio.
E insomma facciamo conto che cominci con un blues.
Un Pianoforte verticale , un po' stanco , e un negro, vecchio , stanco pure lui.
Ma come suona!
Niente di speciale, veramente, ma è tutt'uno col piano. Sa cosa fare.
Parla, anzi mugola.
E' una lettera . Una lettera d'addio.
Piena di mugolii.
Una lettera davvero…voglio dire niente autocommiserazioni strappalacrime, rimpianti , certo, ma sott'intesi.
Potrebbe essere una donna a scriverla. Una donna sui trenta. Bella .Una che è stata triste per un po' .
Una che ha subito, diciamo così , un torto.
Un Uomo , ovviamente , l'ha fatta soffrire.
Lei ha deciso di farla finita .Con lui.
E gli scrive.
Sono andata via perché ti amo, nonostante tutto, e con te non esisto .
E lei ha tutto il diritto di esistere a suo piacimento .Non glielo puoi mica negare a uno il diritto di esistere .E se ti dice che con te non esiste è un modo gentile di farti capire che sei proprio uno stronzo.
Perché una che ti scrive una lettera e ti dice che con te non esiste vuol dire che ci ha sofferto…se no ti diceva :"sei uno stronzo" e se ne andava. Punto e basta.
Magari sbattendo la porta…
E invece lei gli scrive questa lettera.
E il negro stanco sul suo piano vecchio e stanco pure lui ce la suona…come se fosse un blues.
E insomma lei gli dice di non cercarla mai più , di non farsi sentire né vedere, di non uscirsene con scuse, lacrimoni , mazzi di rose o serenate che tanto non attacca.
È Triste ma determinata!
Si capisce che per lei è stata una liberazione. Si capisce che vuole ricominciare , fare meglio , riprendersi la sua vita…cose così.
E' giusto.
Mica glielo puoi negare ad uno il diritto di riprendersi la sua vita.
Però a lui ancora gli vuole bene.
In fondo non cell'ha nemmeno con lui. E' che è fatto così. Mica la cambi la gente.
Gli dice di riflettere , di reagire , di riscoprire le cose che ha dimenticato.
Evidentemente lui ha dimenticato troppe cose.
Insomma si vede che ci tiene. Lei.
Ma sa che la gente non la cambi.
Cambiano da soli. Quando e come gli pare .Mica quando ti pare a te.
A lei è successo un po' alla volta. Piano piano .
Così cambiano le cose. Piano piano .
Ma arriva il momento che te ne accorgi e di solito c'è qualcuno che lo sa già.
Lui, per esempio, lo sapeva. Certo .Ma non ci poteva fare nulla.
Lui è uno che pensa che le cose vanno come devono andare.
E' uno che la pensa così. Un Fatalista?
Magari, sì. Diciamo pure che Lui è un fatalista.
E allora? Mica glielo puoi negare a uno il diritto di essere fatalista se gli va
E a lui gli va così.
Sta seduto lì , in quel bar , e si rigira la lettera tra le mani.
La lettera è ancora chiusa ma il vecchio negro al piano già ha attaccato il suo blues.
Una ragazzina spazza in terra .
Lui c'ha una faccia da funerale mentre la ragazzina spazza sotto il suo tavolo.
Lui alza i piedi , la guarda abbozzando un sorriso.
Lei guarda fisso davanti a sé e tira oltre verso il tavolo seguente.
Quando non sorridi davvero la gente se ne accorge , pensa lui , e pensa bene.
- Insomma la apri 'sta lettera si o no? Gli strilla un tizio seduto ad un tavolo in fondo alla sala.
- Sta zitto ! Lo rimprovera sua moglie , seduta accanto a lui.- È tre ore che sta lì con quella cazzo di lettera in mano! Fa il marito. - Sta zitto e beviti la tua birra!
Quello si zittisce e si immerge nel suo boccale.
Lui ci pensa ancora su. Si continua a rigirare la busta fra le mani.
Lo sa già che dice la lettera.
Se lo immagina perfettamente. La conosce troppo bene.
Non così bene …gli suggerisce qualcuno che c'è solo nella sua testa.
E gli suggerisce bene. Il suo guaio è proprio che lo sta a sentire poco, quel tizio nella testa .
Il Marito continua a guardarlo di sottecchi nascosto dal suo boccale mentre sua moglie gli parla e gli parla…
Chissà di che gli parla?
E il tizio nella testa sembra sparito. Nella testa un gran vuoto. Un vuoto triste.
Spariti tutti!
Si sente un po' abbattuto , Lui.
Ripensa a lei e gli riesce solo di vedere la propria faccia, una delle sue facce.
Quella sbagliata.
Perché sta tutto lì , con le donne , pensa, azzeccare la faccia giusta.
Ora le sue riflessioni stanno prendendo una piega un po' cinica , è vero. Ma uno deve essere cinico a volte,.
Se vuole tirare avanti…
E' sicuro che il marito sarebbe d'accordo con lui…
E Aprila quella busta!
E lui la apre quella busta, alla fine…sì , la apre e legge.
Il Marito tira un sospiro di sollievo e alza il boccale verso di lui da lontano. Sorridendo.
Che dice la lettera lo sappiamo già.
Dice proprio come c'eravamo immaginati.
Pare proprio un blues….

II

C'è una stanza .
E' dove vive lui. La luce è spenta e la finestra aperta.
Da fuori un lampione illumina il letto , perfettamente rifatto ed un tavolo ingombro di scartafacci scartoffie e carabattole .
Com'è una stanza quando non c'è nessuno?
Che succede lì dentro quando la luce è spenta e il lampione si fa i fatti suoi illuminando la strada , sotto , e la gente che passa , e la stanza , pure , ma solo di striscio?
E' immobile. Ecco com'è!
Nessuna magia anima gli oggetti che se ne stanno lì ad aspettare. Non si mettono a parlare tra di loro , i libri dai loro scaffali e le sedie ,il tavolo, il letto. Stanno immobili, in silenzio .Non fremono per niente intimandosi a sussurri di stare zitti quando sentono i passi del loro padrone che si fanno più vicini per le scale.
Nessuno di loro si immobilizza d'un tratto in una rigida posa da oggetto quando la chiave gira nella toppa e la luce s'accende e la porta si richiude.
Il letto non stringe i denti in uno sbuffo di fatica quando Lui ci si tuffa su a peso morto e si sfila le scarpe coi piedi.
Sono oggetti e basta . E quando non c'è lui non hanno un cazzo da fare.
Ora che è arrivato però tutto torna ad avere un senso.
Il materasso si lascia affondare dal suo peso quel tanto che basta per potersi sentire accolti ed il cuscino avvolge la sua nuca indolenzita dal vento . La piccola lampada di legno sul comodino disegna un cerchio di luce sfrangiato dai bordi irregolari del paralume di tela gialla sul soffitto candido. Sul tappeto di diversi rossi le scarpe si riposano.
La testa intontita dalle quattro birre bevute al bar indugia su un motivetto che qualcuno fischiettava per strada.
C'è silenzio , pace ed odore di pioggia.
Quando uno è steso sul suo letto, da solo, e c'è silenzio pace ed odore di pioggia , ogni tanto i fari di una macchina che passa con fruscio quasi di mare disegnano una rapida striscia di luce che scivola da una parete all'altra ; è inevitabile: Quello attacca a pensare al passato.
Tira un sospirone e mette una distanza fra sé e il mondo , fra sé e la propria nuca indolenzita dal vento , fra sé e la propria stanza immobile tranne che per le scie di luce che la attraversano scivolando con un fruscio come di mare .
E quella distanza si chiama calma. Una postazione da cui si possono guardare le cose come se fossero la storia di qualcun altro.
Dura poco ed uno deve saperla sfruttare per tirare le somme, oppure godersela e basta, perdercisi dentro e lasciare che il mondo vada da solo per un poco ché tanto può certo fare a meno di te per quel poco.
E nella calma di un momento così, pare che tutto diventi meno importante , non più così fondamentale ed imprescindibile.
E l'amore , quello poi… pare quasi che diventi una cosa bella , una cosa a cui pensare, nei momenti così , concedendosi il lusso di sorridere delle proprie goffaggini e dei propri imbarazzi con tenerezza paterna.
La cosa più naturale , quindi , sarebbe che dopo un momento così uno si addormenti cullato dalle finte onde d'un mare di strisce di luce che scorrono lente sul soffitto , e magari sogni qualcosa , come un mare vero di strisce di luce su cui si increspano piccole onde d'ombra.
A volte però non tutto procede secondo la nostra idilliaca disposizione di spirito e qualcosa irrompe a disperdere di nuovo il tempo , miracolosamente compattato in un attimo , nei soliti brandelli confusi che fanno le ore , divise in minuti e secondi. Come l'indice di un monello lentigginoso che scoppia una bolla di sapone.
Così magari uno…facciamo conto che si tratti di Lui , già quasi affondava placido nel torpore , già s'era consultato con le varie posizioni possibili optando infine per la prima della lista , supino le braccia conserte sulla pancia , il naso puntato a cercare i ragni sul soffitto, le palpebre via via più pesanti quando….Da una finestra attigua : Fracasso di stoviglie infrante con inconfondibile determinazione di moglie accesa da ira fulminea nei confronti del marito colpevole , nel cuore della notte , fatale attimo di distrazione, d'un imperdonabile divergenza di versioni a proposito del resoconto dei suoi spostamenti quotidiani. In pratica : presunto adulterio , lungamente sospettato dalla moglie in attesa solo d'una falla negli alibi del marito , tentativo moderato di quest'ultimo (peraltro colpevole del misfatto) di sdrammatizzare con superiorità le assurde accuse contro di lui mosse da quella paranoica di sua moglie (pessima mossa). Ripresa di lei ancora più indispettita dal fare fedifrago di quel fedifrago di suo marito con conseguente distruzione di metà del vasellame del salotto buono , due caraffe di cristallo , un set di sei statuine di ceramica in foggia di elefanti uno più piccolo dell'altro - adorati da lui ; incalzare delle sue proteste , nuovo sdegno di sua moglie per la capacità di mentire spudoratamente perfino in presenza di prove schiaccianti…." Ma quali prove schiaccianti! Ma tu sei pazza"…."Pazza !Sì …sono pazza! A stare ancora appresso a te! Disgraziato!" e via dicendo .
Insomma , dormire , niente.
Quanto poco ci vuole a scombinare un matrimonio.( ed in seconda istanza una nottata). Uno quasi non ci crede. Quel tizio , per esempio. Il tizio della finestra di fronte. Era stato sempre attento. Ma davvero attento. Per anni. 'Che lo sapeva bene che tipo era sua moglie.
Lo sapeva che non gliel'avrebbe fatta passare liscia. E giorno dopo giorno aveva costruito la sua perfetta bugia, fatta di attente valutazioni degli umori di sua moglie , dei suoi sospetti, delle sue circospette indagini .Indagini. Sguardi. Solo sguardi.
La sua perfetta bugia stava solo in questo: aver imparato a sostenere lo sguardo di sua moglie . Sempre e comunque. Aver imparato a capire la faccia giusta da offrire a quegli sguardi .Ogni volta. Gioco rischioso , ogni sguardo un rilancio. La posta sempre più alta. Gli Elefantini in pezzi . Fine del bluff.
Gran fracasso di moglie gelosa che finalmente è venuta a vedere . Il bluff scoperto. Smascherato nel cuore della notte- complice la stanchezza - cazzo se costa fatica mandare avanti tutta una baracca del genere…con una moglie come lei poi .Più che una moglie un poliziotto. Uno sbirro. Sempre lì a guardarti, a scrutarti . Dopo un anno di matrimonio l'intimità - solo quella di potersi guardare negli occhi - il diritto di guardarlo negli occhi a suo piacimento - basta. Niente più di questo. Lei a guardare lui. I suoi occhi che si vede che vogliono sfuggire da qualche parte anche se restano lì fissi nei suoi. Quanto poco ci vuole a scombinare un matrimonio. Un Matrimonio. Una vita.
Poco ci vuole. Basta una gelataia.
Una gelataia coi capelli rossi un bel sorriso e due tettine…diosanto…che tettine.
Un cono - fragola e panna. - diosanto che tettine - quanto poco ci basta - grazie- prego! - Sorrisone.
Quanto poco…vabbè. Abbiamo capito.
E poi comunque viene l'alba.
Uno sul letto con la testa sotto il cuscino , mentre la luce comincia a far capolino dalle veneziane e un matrimonio se ne va a troie.
Allora quello con la testa sotto il cuscino pensa che forse è il caso di reagire. Tanto di dormire non se ne parla. Quelli continuano . Con più calma . ma continuano. E continueranno ancora per un bel po', pensa quello con la testa sotto il cuscino che la gelataia l'ha vista pure lui e quando l'ha vista ha pensato diosanto che tettine.
E allora apriamole 'ste finestre .E la luce fu.
Una giornata . Da cominciare. E vaffanculovà.
Così bisogna fare. Pensa lui. E pensa bene
Una Doccia, una buona colazione e una nottata in bianco si dimentica . In fondo. Si dimenticano tante cose. Magari le gambe saranno un po' stanche stasera, probabilmente non avrò una faccia troppo riposata , visto che non ho riposato, e si guarda allo specchio, Lui.
Ma poi è così importante? Mica faccio l'assicuratore?
E se invece facesse l'assicuratore Lui?
Facciamo conto che faccia l'assicuratore. O una cosa simile . Una cosa , un lavoro che per farlo devi avere una faccia riposata, quantomeno. Un lavoro in cui si tratta di convincere la gente . La gente.
Avete presente la gente? Come parla la gente. Cosa dice la gente. Quando parla. Quanto parla la gente.
Entrano dicendo buongiorno. Nell'ufficio. Un Ufficio. Il Suo Ufficio.
Entrano dicendo buongiorno. E aspettano . Aspettano magari sorridendo magari no che tu gli dica buongiorno pure.
E tu sorridi e gli dici buongiorno e poi devi aggiungere qualcosa perché sennò è troppo secco così
- buongiorno.
- buongiorno.
Troppo secco. Allora ci metti un… - in cosa posso esserle utile?
Oppure un - dica pure…
Così: - Buongiorno - Pausa - sorriso - dica pure.
E allora la gente attacca a parlare. Parlano per spiegarsi . Per farsi capire e, ovviamente, per ottenere qualcosa. Tutti parlano per questo. E per questo devono farsi capire , far si che si capisca.. alcuni lo dicono e basta. Buongiorno, sono qui perché….Altri invece ci girano un po' intorno. Si sa lo stesso perché sono lì ma loro si sentono in bisogno di girarci intorno un po'.
Ti parlano dei loro problemi per una mezz'ora . Ricostruiscono le circostanze , gli eventi , i fatti di una vita in un condensato di cause ed effetti , logico e lineare. Ecco perché sono qui. Ecco perché. A lui viene spesso da pensare che in realtà vogliano solo parlare. Dei fatti loro.
E tu devi mantenere un tono professionale . Per prima cosa ci devi avere una faccia rilassata. Nemmeno eccessivamente interessata, tanto loro lo sanno che in fondo non te ne frega niente dei fatti loro. È inutile star lì ad esagerare nell'interesse. Basta che credano che almeno li ascolti. Ed il segreto invece è tutto lì. Che uno non li ascolta proprio. Non li sta nemmeno a sentire. In questo sta il talento. E la salvezza.
Perché uno non può mica stare a sentire tutte quelle chiacchiere , se le ascolta, senza interessarsene nemmeno un po'. Un po' alla fine ti avvince la faccenda. Dopo un po' che vanno avanti è inevitabile che lo vuoi sapere come è andata a finire. In fondo sono delle storie. Alcune poi, raccontate anche bene. La gente è esperta nel raccontare storie. Ha imparato a farlo bene. Sa come dosare le pause, sa come accrescere la tensione ed impietosire . Insomma se le ascolti , tutte quelle persone , tutta quella gente che racconta tutte quelle storie , finisce che ti fregano. Che ti rubano lo spazio in testa per le tue di storie. Finisce che stai tutto il tempo che passi da solo , solo. Con le loro storie in testa. Solo con le loro storie in testa .L'unica è non starli a sentire.
Un'altra giornata così. Che ci vuole.
Un Completo grigio , ben stirato . Dopo la doccia te lo infili e pare fatto su misura pure se è comprato ai grandi magazzini. Una bella strigliata ai denti ed eccolo lì di nuovo, il sorriso magico.
Puntuale come tutte le mattine Lui entra in ufficio che pare un giorno come gli altri se non ci fossero un paio di occhiaie fresche a tradirlo. Ma il sorriso magico lo protegge. Protetto dal sorriso magico lui saluta tutti e infila un gettone nella macchina del caffè e se lo scola amaro , d'un sorso come sempre e poi si fuma la prima sigaretta della mattinata, chiacchierando con Carla , la segretaria.
Carla , la segretaria. Simpatica Carla. Ha le unghie ben lisciate e smaltate di azzurro , Turchese. L'unico vezzo, quello. Le unghie turchese. Per il resto , niente da dire. Carla? Simpatica Carla.
Parla sempre del suo cane. Ha un cane. Ti racconta dei guai che le combina in giardino e per strada, e di quando lo porta al parco. Questo di lunedì, perché di domenica lo porta al parco. Arturo. Così si chiama il cane di Carla. L'ha chiamato con il nome del fidanzato che glielo ha regalato. In Una scatola di scarpe. Una mattina che pioveva e la sera prima avevano fatto l'amore. Poi Arturo era cresciuto e Arturo se ne era andato. Non lo sopportava quel cane.
Puzza - diceva. E sì che i cani puzzano abbastanza spesso- e poi gli leccava la faccia mentre dormiva. Ha una lingua Arturo che è come un lenzuolo. Un lenzuolo fradicio.
Lui, Carla, la stava a sentire quando raccontava di Arturo. Non che fossero così originali le sue storie, erano storie di cani. Tutti quelli che hanno un cane ti raccontano le loro storie di cani come se succedessero solo a loro. Ma una cosa bella che hanno i cani è che sono tutti uguali. Fanno tutti le stesse cose con le debite varianti date dalla razza. Ma più o meno un Coker è uguale a tutti i Coker e un Alano a tutti gli Alani . Un Coker fa cose da Coker ed un Alano fa cose da Alano ma sono sempre quelle. Non c'è da aspettarsi sorprese. E' questo il bello. A Lui piacevano i cani proprio per questo. Sarà perché ce ne sono tante di razze di cani. Ognuno fa una cosa. Solo quella. Non è che sono scemi. Sono semplici.
Ha una bella scrivania , in ufficio. Il Resto fa schifo. Dalla finestra al terzo piano vede solo il muro del palazzo di fronte .Tre finestre. Una sempre chiusa, la prima in alto. Sotto, ogni tanto, s'affaccia una vecchia a fumarsi una sigaretta. Sta' lì con i gomiti poggiati sul davanzale e scruta la strada . Fa un brutto effetto a vedersi. Quella vecchia che fuma scrutando la strada. Non è un bello spettacolo. Ma tanto non è uno spettacolo. Sotto, dei panni stesi. Sempre. Sempre gli stessi cazzo di panni stesi. Ma li ritirano qualche volta quei panni? Forse il titolare di cotanto panneggio è defunto . Chissà.
Insomma la finestra è meglio far finta che non c'è.
Meglio tenere gli occhi incollati su quella bella scrivania. Uno spazio immenso rinchiuso in un buco d'ufficio.
Un tavolo. Ma se immagini d'essere grande come una penna , per esempio , un omino grande come una penna , basta calare gli occhi a livello del piano , stendersi davanti quella distesa perfettamente piatta , e immaginare d'essere grande come una penna. Poi però arriva Carla e deposita una montagna di carte da sbrigare , e devi aprire i cassetti e tirare fuori timbri , matite , calcolatrice , penne , pennarelli e altre carte e poi squilla il telefono , entra Carla , ti chiede una cosa , guardi l'ora e ti fai il conto di quanto manca per pranzo , pensi che dovrai pranzare da solo, ti ricordi della nottata in bianco e dei tizi che litigavano e quando entra Carla , ancora, glielo vorresti raccontare , ma poi ti passa la voglia e lasci perdere , e ti accendi una sigaretta che ti pare più pesante del solito ma te la fumi lo stesso , tutta . E si son fatte le dodici . E devi star lì fino alle cinque.
- E non è sempre stato così ?
- Certo , ma poi alle cinque io chiudevo quei bei cassettoni dopo averci riposto tutto il mio armamentario da bravo assicuratore , ordinavo quel mucchio di scartoffie nel mio meraviglioso schedario d'alluminio che sarebbe un casino se ogni tanto Carla non gli desse una sistematina lei , mi infilavo il mio cappottino , mi facevo i miei bei quaranta minuti di ingorgo , salivo 'ste tre rampe di scale , un saluto a Elena…
- Elena chi?
- Una… che abita al secondo piano ….
- Com'è?
- Carina….una mezza cosa…
- Ecco perché sali sempre a piedi…
- Che c'entra…è che mi fa bene …
- Se se..
- Insomma aprivo 'sta porta , dopo una giornata di merda…
- E c'era lei incazzata perché non avevi fatto la spesa.
- Che vuol dire? Mica sempre…
- Tu questo mi dicevi…
- A volte mi dava sui nervi è vero…
- A me dicevi che non la sopportavi più, che stava sempre svaccata a non far niente, che non ci potevi dire una cosa che se la pigliava a male , che aveva pretese assurde , che cucinava da fare schifo , che rischiavi di morire ogni volta che ti faceva i peperoni…
- Ma no! Non è vero!
- Una nottata sana mi hai tenuto in piedi con la storia dei peperoni , e portami al policlinico , oh mamma mi ha avvelenato! Ecc..
- Vabbè non sapeva fare i peperoni , ma io l'amavo!
- L'ami ora che se n'è andata. E' sempre così.
- Dici?
- Fra una settimana t'è passata. Ci scommetto…
- Ho qualche dubbio.
- Senti io devo andare, ti chiamo più tardi…
- No dai , ti prego , non mi abbandonare anche tu! Mi lasci in questo tugurio…solo , disperato…Guarda fuori…già calano le tenebre…il manto glaciale della notte s'abbatte su questo silenzio…senti , che gelo? Non puoi lasciarmi qui a patire…
- Ma smettila…. Ah , a proposito, l'hai vista la gelataia qui all'angolo…Diosanto che tettine!
- Vattene và. E' meglio.

III

Allora: Lui si chiama Beniamino Altieri. Ha trent'anni spaccati e fa l'assicuratore per la ditta " Calandri e figli "con sede in Via Rasella 21 ,Roma.
Aveva una donna che si chiamava Anna , fino ad un po' di tempo fa. Cioè , si chiama Anna tuttora , solo che non sta più con lui. Sta con un tizio che si chiama Piero e fa il tennista. E' centotrentaseiesimo in classifica mondiale. Piero.
Beniamino abita in un appartamento di tre stanze in via del Boschetto , lascito di suo nonno materno Geremia.
Suo nonno era di Trapani e faceva il commerciante in stoffe. Spesso si recava a Roma per affari. I primi tempi andava e tornava in tre giorni fermandosi a dormire all'hotel Olympia di via Gregoriana solo una notte , rigirandosi nel letto al pensiero di sua moglie Ottavia sola nella grande casa vuota. Poi Ottavia era invecchiata e Geremia s'era comprato l'appartamentino di via del Boschetto prolungando i suoi viaggi d'affari di un bel po' .
Geremia aveva gusto in fatto di donne come in fatto di case e l'appartamento era stato arredato in modo sobrio ed elegante. Del nonno Beniamino Altieri aveva preso alcuni gesti tipici , una discreta prestanza fisica e un senso d'insoddisfazione perenne che traspariva dall'irrequietezza delle sue ore di sonno.
I Genitori di Beniamino , Claudia Scaliggi e Alberto Altieri sono morti in un incidente aereo quando lui aveva dodici anni . Non avevano altri figli.
Il Nonno Geremia è campato ben oltre sua figlia occupandone il posto nell'allevare il pargolo e salutandolo infine , solo dopo molte titubanze, alla rispettabile età di centosei anni.
Al suo funerale era intervenuto l'ex presidente della repubblica Sandro Pertini.
Beniamino aveva conosciuto Anna ad una festa in casa di amici.
C'era parecchia gente allegra e parecchia che faceva finta di esserlo per non guastare la serata. Anna era allegra, Beniamino no.
Anna era contesa da tutti , crocchietti di amici alticci la chiamavano a gran voce da un capo all'altro della grande sala dove si svolgeva la festa. Lei correva sorridendo , ascoltava le loro scemenze e rideva , ad alta voce , come sa ridere lei.
Beniamino suppose che fosse la sua festa , non essendo troppo certo chiese ad un tizio che affondava accanto a lui nell'enorme divano di pelle.
- E' la festeggiata?
- No .
- E chi è?
- Si chiama Anna.
- Questo l'avevo capito. E poi?
- Poi che?
- Chi è! Che fa.? Dove abita? Con chi sta?…
- Non fa nulla. Nulla più di quello che vedi.
- A me pare comunque assai.
- Già.
- E poi?
- Ha ventisei anni , abita a Testaccio con sua madre. Il padre è passato a miglior vita.
- Pace all'anima sua.
- Venticinque anni fa.
- Dovrebbe averla trovata un po' di pace.
- Speriamo
- E….
- Sta con il festeggiato, ma non lo ama…
- Ah no?
- No. Dice che è troppo possessivo, che la vuole incatenare .
- E' vero?
- Beh , non so. Lui vorrebbe sposarla..
- Allora ha ragione.
- Può darsi.
- Comunque è bella. Lo posso capire. Lui intendo…. Anche se ride in un modo…
- Un po' sguaiato vero?
- Non esattamente. Non è volgare ma…si fa notare troppo ..ecco.
- Però è bella.
- Sì
Anna veleggiò leggera tra due tavoli. Si fermò accanto ad un terzo dove erano le bevande. Prese una brocca e si riempì un bicchiere. Un po' del suo contenuto strabordò e lei ritrasse le gambe per non macchiarsi la gonna. Poggiò il bicchiere sul tavolo e si portò la mano bagnata alla bocca suggendo con le labbra fra il pollice e l'indice. Poi la chiamarono di nuovo e lei scappò via lasciando lì il bicchiere.
- Tu non sei molto allegro , come mai? - Chiese il tizio a Beniamino
- Non vado pazzo per le feste.
- Capisco, neanche io. E' che la gente si sente obbligata a dare delle feste anche se non c'è lo spirito.
- Però qui si divertono tutti.
- Pare a te. E' perché sono ubriachi. Vedrai domani . Potessi essere invisibile, ed entrare nelle loro case al risveglio. Tutte queste facce sorridenti appiccicate di sonno e nausea. Qualcuno di loro avrà dormito da solo e si sveglierà a fatica , controvoglia ,con un gran mal di testa e si costringerà ad entrare nella doccia barcollando per riprendersi. Altri saranno in coppia. Magari un'avventura occasionale , una conquista ! C'è ancora chi ci crede! Alla Conquista! E i maschietti saranno tutti fieri e dormiranno fino a tardi , e le femminucce dubbiose e con un sacco di scrupoli.
- Dipende da che tipo di femminucce sono…
- Secondo me dipende dai maschietti…e bada che li conosco questi…
- Anche tu non sei molto allegro, vedo…
- Ci credo la festa è la mia.
Beniamino ritenne saggiamente che non fosse il caso di continuare oltre la conversazione e si dileguò senza indugi.
Per due motivi entrambi ottimi , si dileguò Beniamino senza aggiungere altro.
Il Primo era che due depressi uno accanto all'altro , sprofondati nel divano nel bel mezzo d'una festa travolgente sono cosa da fuggirsi ad ogni costo. In special modo se uno sei tu , ed ancora di più se l'altro è il fidanzato della donna di cui ti sei appena innamorato . E questo , ovviamente è il secondo motivo.
Tac. Quanto poco ci vuole a perdere la testa per una. Basta un gesto. Fatto al momento giusto. Basta un bicchiere che strabocca.
Ebbe fortuna in quel frangente l'amico Beniamino , poiché , essendo egli un perfetto sconosciuto tradotto in quel trambusto da un compare sgangherato ,che al terzo bicchiere era finito lungo ed era stato riposto in una stanza a smaltire , attirò l'attenzione di colei che bramava spiccando la sua faccia nuova fra le altre consuete e logore di sorrisi. Anna l'aveva notato appena giunto e poi s'era persa nella festa.
Potremmo fare che s'innamorò di lui, così , come per magia. Potremmo fare , per esempio che , ad un certo punto…
Beniamino si trovasse affacciato al balcone a godersi il panorama di villa Borghese sorseggiando del vino , quando ad Anna sembrò mancare il respiro e cominciò a girare la testa. Facendosi strada tra la gente ondeggiante più del dovuto , dal fondo della sala Anna avvistò il balcone e pensò- Una boccata d'aria. - Sempre sorridendo , per nulla spaventata se non dalla calca che la separava dal balcone , Anna scivolando tra la gente pensava semplicemente - Una boccata d'aria -E quando infine giunse al balcone , scostò le tende con un ultimo spigolo di forza e fu quasi proiettata fuori da uno spintone di una chiattona che ballava la rumba , Anna , vomitando di sotto pensò
- Giusto in tempo- .
Quindi non è esatto dire che s'innamorò per magia …a meno che non vogliamo considerare magico persino un collasso etilico. Diciamo che fu una fortunata coincidenza , un caso provvidenziale…oppure il destino , se volete, ma non magia. Quella è un'altra cosa. Comunque…
Poi Anna si sentì sorreggere la testa. Sentì qualcuno dirle - Tranquilla , ora passa - e vide di sotto ai capelli che le ricadevano sul viso una mano porgerle un fazzoletto . Si scostò i capelli dal volto e vide Beniamino .
Di lì in poi il resto , come è facilmente intuibile , venne da sé. I due chiacchierarono , risero, Anna di più, si sfiorarono una prima volta , per caso , una seconda meno per caso , risero ancora , si guardarono a lungo , e decisero di andar via insieme. Anna entrò in una stanza e chiese a Beniamino di aspettarla. Poco dopo venne fuori con tre Valigie un Panama in testa ed una gabbietta con un Gatto. Beniamino restò impalato. Anna lo guardò tristemente e disse - Che c'è? - Beniamino Sorrise e rispose - Sono in moto - .
Come fecero a caricare tutta quella roba sulla motocicletta ed a giungere a casa ancora ubriachi e ciononostante illesi non ci è dato sapere. Certo è che giunti all'appartamento in via del Boschetto vi si rinchiusero per tre giorni che trascorsero appiccicati come due lumache .Solo il terzo giorno si ricordarono del gatto che avevano abbandonato ,ancora ingabbiato, all'ingresso con le altre valigie. Anna aprì la gabbia e Tommaso , il gatto , schizzò fuori come un fulmine e cominciò a correre saltando da un mobile all'altro. Poi saltò sul davanzale della finestra aperta , e da lì , con un miagolio di rammarico per l'errore di valutazione appena commesso , si tuffò nel vuoto.
Cose che capitano , coi gatti .
A Natale se ne andarono a St. Malo per quindici giorni. Doveva essere una cosa romantico.
Beniamino affittò un cottage arroccato su di una scogliera a strapiombo dalle cui grandi finestre si godeva il panorama del golfo e del cielo cupo di Bretagna. Piovve tutto il tempo tranne un pomeriggio in cui i due, finalmente, approntato un cestino di vivande e muniti di macchina fotografica , trepidanti uscirono dal loro antro di noce di borgogna , s'avviarono per il crinale erboso alla volta del faro di St. Just che dominava il promontorio. Giunti in prossimità del faro Beniamino scivolò su di un porcino e si prese una terribile storta alla caviglia sinistra. Zoppicando lui e lei appresso , pure, ritornarono allo chalet , fecero i bagagli e se ne tornarono a Roma. Doveva essere una cosa romantica. In parte lo fu. Nei mesi che seguirono, entrambi ripensarono ai giorni di clausura in Bretagna con malinconia ogni santa volta che veniva a piovere.
Anna prese ad occuparsi delle faccende domestiche quasi fosse un'allegra mogliettina del Kentucky e poco ci mancò che facesse esplodere la cucina mentre preparava una torta di mele , parlava al telefono con sua cugina Tilde e guardava il tenente Colombo in televisione. Canticchiando sorgeva Anna arruffata di buon mattino e preparava il caffè , Anna prima di svegliare Beniamino. Potremmo fare che fossero felici , a volte. Per concederglielo , almeno questo, una tantum. Potremmo fare che delle volte fossero felici. E sia.
Ma quanto dura? Per quanto tempo Anna sarai ancora felice così? Anna non dura. Si sa. Anna dopo un po' a fare sempre la stessa cosa , Anna s'annoia.
Anna - Mi annoio.
Beniamino - Fai una torta di mele…

IV

Sul ponte passavano tre papere. Una bruna col becco giallo apriva il corteo seguita da due paperotti verde bottiglia con le ali nere e grigie in punta.
Il sole tramontava . Il fiume scorreva , le macchine camminavano , i pedoni attraversavano la strada . I gelatai vendevano gelati , i turisti scattavano foto ai monumenti , i monumenti stavano in posa .Beniamino fumava, pensando ad Anna. Stava seduto sul parapetto del ponte e guardava le cose svolgersi, guardava gli eventi procedere , seduto sul parapetto del ponte. Beniaminum . Niente di strano. Capita spesso . Capita spesso che le cose procedano e Beniamino , lì a guardarle. Capita spesso a molti, mica solo a lui. Il mondo non cammina mai alla stessa velocità. E' una fesseria. Se qualcuno cerca di convincervi che c'è una regolarità nell'avvilupparsi delle stagioni su se stesse , nel modo in cui gli autunni si susseguono, non credetegli. Non è vero niente. Le giornate non durano tutte ventiquattr'ore. A volte il mondo accelera bruscamente ,alcuni sostengono che lo faccia per dispetto , altri ritengono che in quel tempo l'asse di rotazione sia ben unto e scivoli il mondo senza cigolii , talmente che fermarsi sarebbe una bestemmia.
Ma magari proprio allora c'è chi ha bisogno d'una sosta , c'è chi deve necessariamente fermarsi a prendere fiato che sennò lo sa che gli scoppia qualche coronaria e ci resta. E allora quello si ferma ma il mondo non l'aspetta. Mica può stare ad aspettare a tutti , il mondo. Il mondo ci ha da fare . E si ferma quando dice lui .E non ti avverte mica. Devi essere sveglio ed accorgertene in tempo , e frenare anche tu , col mondo , sennò capita che lo superi in velocità e sei fregato uguale. Ci sono quelli bravi , Gli Eroi! Loro sanno attutire gli attriti , hanno questo talento. Cavalcano l'onda. Sfruttano le correnti ascensionali . A loro è riservata la Gloria. Beati loro. Ma gli altri non ce la fanno sempre a stare appresso al mondo. Solo quando viaggia liscio, velocità di crociera , pilota automatico , stanno in piedi. Nelle frenate e nelle partenze meglio star seduti , cinture di sicurezza allacciate , e lasciar fare agli Eroi. Li hanno inventati apposta. Gli Eroi.
E nelle rincorse e nei capitomboli del mondo c'è chi si legge una rivista , chi si gode il panorama , chi trema e chi si fuma una sigaretta sulla balaustra del ponte pensando ad Anna. Beniaminum. Appunto.
E a quel punto , proprio quando la prospettiva tornava ad essere sufficientemente a fuoco da poter credere ancora di potersi alzare in piedi sul mondo senza che ti scivoli di sotto , Beniamino , capita che qualcosa , che non c'entra niente , impone una nuova traiettoria , non al mondo tutto , che quello va per i fatti suoi comunque , ma solo a uno , uno solo , Beniamino , Lui.
Sul ponte passavano tre papere. Una bruna col becco giallo apriva il corteo seguita da due paperotti verde bottiglia con le ali nere e grigie in punta. Il sole tramontava. Il fiume scorreva , le macchine camminavano i pedoni attraversavano la strada . I gelatai vendevano gelati , i turisti scattavano foto ai monumenti , i monumenti stavano in posa , e da un angolino del cielo tra due nuvolette rosate di tramonto una cosa tipo un disco volante sbirciava un uomo seduto sul parapetto del ponte che fumava pensando ad Anna.
Cose che capitano. Non spesso. Forse proprio mai , ma mai no poiché ora si.
Dall'abitacolo angusto della minuscola astronave con un grosso telescopio due esseri alieni di provenienza non meglio determinata , con pochi scrupoli morali e nessuna fede politica , osservavano il mondo , il nostro , ed in particolare , da quasi dieci minuti del nostro tempo , anche se come abbiamo appurato il concetto è effimero , in particolare osservando , tenevano d'occhio , da quasi dieci minuti , gli Alieni , Beniamino.
Gli Alieni , quando ti osservano da dietro una nuvola col loro grosso telescopio , vallo a sapere che ci hanno in testa.
Vallo a sapere perché , fra tanta gente , fra tutta quella gente che comprende fra sé certo anche qualche Eroe , o magari qualche Genio , Pittori , Musicisti , Santi , Papi e Presidenti , vallo a sapere perché agli Alieni gli va ad interessare un Assicuratore triste che la donna lo ha mollato e sta fumando , pensando a lei sul parapetto del ponte. Magari quello accanto che scatta foto ai piccioni che beccano il grano dalla mano di suo figlio è un astronauta in vacanza e se si pigliassero a lui potrebbero scoprire tutti i segreti militari necessari ad invadere comodamente e senza troppa fatica il nostro bel pianeta e farci il comodo loro , metterci una colonia penale per la feccia del loro universo o una fabbrica di noccioline o un villaggio vacanze o uno zoo safari. Ma invece agli Alieni piace Beniamino. Uno che di segreti militari non ne sa niente e pensa solo ad Anna. Tutto il tempo. Anna che ride , Anna che piange , Anna incazzata , Anna gelosa , Anna che cucina male , Anna che ride .
Ma , agli Alieni che lo osservano col loro grosso telescopio evidentemente gli sta bene così. Oppure non sanno a cosa vanno incontro , ma si guardano lo stesso , convinti , i due esseri Alieni provenienti dall'oltrespazio profondo in missione di ricognizione e , con un cenno sincronizzato delle capocce che potremmo interpretare come un assenso ritornano a guardare Beniamino soddisfatti. Gli piace proprio. Se lo vogliono prendere . E' deciso .
E per loro poco ci vuole , basta una lieve pressione sul tasto giusto ed un mirino spunta in punta al telescopione ed una x invisibile s'è dipinta sulla schiena di Beniamino .Gli scaltri esseri alieni muniti di tecnologie impensabili e di incommensurabile perspicacia nonché discrezione aspettano il momento giusto per premere il bottone giusto e fregarsi Beniamino. Il momento giusto. Quale momento migliore di quello in cui il Mondo, ignaro della presenza estranea che lo scruta da dietro un innocente nuvola rosata di tramonto , dopo aver frenato per il tempo di lasciar passare Anna , lasciarla andar via dimenticando lo spazzolino in bagno ed una sciarpa persa da tempo sotto una poltrona , si prepara , Il Mondo a calcare il piede sull'acceleratore daccapo e tutti , Tutti tranne Beniamino , sono lì in attesa e distratti dallo strattone dell'accelerazione e certo non s'accorgono che prima c'era un tizio che fumava seduto sul parapetto del ponte ed ora non c'è più , e qualcosa scintilla dietro una nuvola rosata di tramonto.
E così fu che Beniamino Altieri si ritrovò d'un tratto in un ambiente asettico inodore ed incolore che gli ricordava tanto la sala d'attesa del suo dentista , con ancora in mano la cicca che stava per spegnere sul parapetto del ponte su cui passavano tre papere . Poco fa.
Gli Alieni non perdono tempo . Detto Fatto è il loro motto. Oh , solerti alieni!
Beniamino si guardava intorno stupito e curiosamente ben poche domande s'affollavano nella sua mente. Non era spaventato e ad onor del vero non lo fu mai troppo , neanche quando da qualche parte di quell'ambiente nudo e vergine come un foglio in attesa di lettere spuntò uno dei due esseri che lo avevano rapito. Spuntò fuori e venne avanti , piccino ma per niente inoffensivo. Portava sulla faccia un'espressione serena , ma vallo a sapere cosa aveva in testa. Questa domanda si poneva Beniamino e concediamogliela 'che certo non intacca il suo contegno più che dignitoso in un simile frangente. E quando furono di fronte , grugno a grugno , Beniamino capì e si rassegnò alla sorte che gli era toccata. Capì d'essere in balia degli eventi e di non poter far altro che sperare che in qualche misteriosa maniera , come era cominciato , quello strano scherzo del destino , della natura o della sorte , sarebbe finito. Giacché era vero davvero.
Quando si sentì toccare da quelle manine smunte ed affusolate eppure al contempo salde nella presa , non poté avere più dubbi sulla realtà di quanto gli stava accadendo. Che nulla gli era mai sembrato tanto vero quanto quel tempo che passò lontano dal mondo fluttuante intorno ad esso, sospeso in tutt'altro tempo a prescindere dalle latitudini ,comunque . In balia dei capricci degli Alieni.
Non gli fecero niente di tremendo , va comunque specificato subito. Niente di irraccontabile e su cui sia meglio tacere per non offendere gli spiriti più sensibili o corrompere le menti acerbe facili all'inganno.
Beniamino Altieri fu trattato dagli Alieni con tutti i riguardi di cui furono capaci , e a giustificare le poche falle nella spessa rete di cerimonie terrestri che essi avevano saputo celebrare con impeccabile coscienza basti considerare che , sebbene ormai accettate , comprese e condivise dalla grande maggioranza del popolo del nostro pianeta , alcune di queste usanze restano un mistero insondabile persino tra noi , figurarsi per due Alieni provenienti dallo spazio profondo. Essi con colta meticolosità fecero dello spazio neutro in cui Beniamino era segregato, ora una accogliente cucina inglese apparecchiata per la colazione a base di tè al latte e pasticcini che i tre convitati consumavano in silenzio passandosi il burro o la marmellata ad un solo cenno del capo , ora un parco cittadino con filari di pioppi ad incorniciare vasti viali sterrati nei quali , in tuta da Jogging , Beniamino ed uno degli Alieni corsero spesso nei pomeriggi autunnali mentre l'altro sedeva , solitamente , su una panchina adombrata da un lauro , leggendo il giornale mentre il suo cane rincorreva i merli per un prato coperto di foglie secche. Durante l'inverno che seguì, la magica stanza rinchiusa nel minuscolo ventre della minuscola astronave gironzolante intorno al mondo , in cui gli Alieni avevano rinchiuso Beniamino ed il mondo stesso , divenne spesso un salotto illuminato fiocamente dai barbagli del fuoco nel camino mentre dalla finestra , che se fosse stata vera avrebbe mostrato le stelle , il pallido fioccare d'una nevicata risplendeva negli occhi dei tre muti spettatori.
Non vuol dire niente. Tutto questo. Non vuol dire niente. Pensava Beniamino , a volte, mentre asciugava con un panno di peltro i piatti che un Alieno gli passava dopo averli sciacquati con cura nel lavandino e che gli erano stati passati a sua volta da quell'altro che li aveva ben insaponati dopo aver scaricato gli avanzi del pollo nella spazzatura. Poi , di solito rassettavano la cucina , ogni volta una diversa , ascoltando la radio.
Non gli fecero domande , ma forse si presero le risposte direttamente , come può fare solo un Alieno o il Padreterno .
Beniamino trascorse con loro un anno sei mesi e tredici giorni esatti assecondando ogni loro vezzo. L'accordo fra di loro fu sempre talmente profondo ed intuitivo che non vi fu mai bisogno di dire alcunché ed in tutto quel tempo a Beniamino non riuscì di appurare con certezza se gli Alieni avrebbero potuto esprimersi a parole, se avessero voluto.
Un pomeriggio in grande supermercato completamente deserto eccettuati loro tre , spingendo un carrello pieno di confezioni di polpette di soia surgelate , a Beniamino tornò in mente il motivo di una canzone e cominciò a fischiettare .
Spingendo il carrello fischiettava . E gli tornò Anna in mente.
Ora potremmo fare che a questo punto sentisse un nodo alla gola , Beniamino. Potremmo fare che sentisse un groppone intupparsi appena sotto le tonsille e una stretta , come un abbraccio esagerato che fa schioccare le costole , dalle parti dell'addome … verso il centro … dalle parti del cuore . Potremmo fare che , come per incanto , la sua mente si fosse d'un tratto liberata dalla sottile malia in cui era presa , che quel motivetto sfuggito al controllo delle menti iperboliche degli Alieni fosse stato capace di spezzare il laccio della zavorra e ricondurre in superficie quella parte di Beniamino che stava andando a fondo , piano piano , nel delirio Alieno. Potremmo fare che le cose andarono così. Ed in parte è vero.
E' vero che fu quel motivetto a spezzare l'incanto , è vero che era Anna che lo cantava sempre , mentre cucinava , prima di far esplodere una pentola a pressione e mentre scrostava le lenticchie appiccicate sotto la cappa del fornello , è vero che Anna fu la prima cosa che Beniamino ricordò di sé , ma fu anche l'ultima volta che pensò a lei.
Quando s'accorse d'essersi perso dentro quella gabbietta dorata tanto ben fatta da confondere le idee , successe che di Anna non gli importò più tanto . Successe che s'accorse che parecchie cose gli erano sfuggite di mano e che avrebbe dovuto darsi da fare parecchio per riprendere il passo del mondo. Successe quindi che in quel momento la cosa che più gli premeva era di tornarci , nel mondo . Non che fosse poi 'sta gran bellezza , il mondo . Non è che avesse avuto tutta 'sta fortuna, ma nemmeno si poteva dire che era stato scalognato più di tanti altri. Insomma per qualche motivo non ben chiaro , sebbene non l'avesse mai amato troppo , a Beniamino gli mancava il mondo . Assai.
E mica glielo puoi negare a uno che è stato per un anno e mezzo a fare colazione pranzo cena e merenda con due Alieni , simpatici , per carità , educati rispettosi e cortesi , ma sempre Alieni , e poi zitti , sempre , mai una chiacchiera due risate , un rutto a tavola , pure , che ogni tanto non guasta un po' di trivialità ; non glielo puoi negare il diritto di voler tornare a casa sua. E difatti nessuno glielo negò.
Tutte le cose finiscono, pure le più assurde. E la cosa assurda è che proprio quelle sanno finire nel modo più semplice.
Le fini semplici sono qualcosa di raro e di bello.
Come un blues.
Il blues dice quello che deve dire e poi la pianta lì. Non si dilunga eccessivamente. Non se la tira troppo.
Gli Alieni furono comprensivi e lungimiranti come al solito. Lessero immediatamente negli occhi di Beniamino la sua rinnovata coscienza di sé ed il sentimento di indistinta confusione ed il languore irragionevole che lo assaliva . Capirono che non sarebbe stato più possibile che gli prestasse il suo sapere , il suo incondizionato senso di presenza che rendeva possibile e sorreggeva il loro costrutto di prassi conoscitive.
Non avrebbe più potuto essergli utile e gli sarebbe mancato , immensamente , fin quando non avessero individuato di nuovo , tra la folla , di un parco domenicale , d'una strada affollata o nell'intimità d'una cerimonia domestica , qualcun altro che come lui sapesse agire autonomamente e con la stessa naturalezza con cui l'avrebbe fatto nel mondo vero anche in quella magica scatola che le loro menti avanzate utilizzavano per sapere davvero come siamo fatti . Noi. E gli sarebbe mancato non solo perché gli era stato infinitamente utile ma soprattutto perché era simpatico.
E forse se non fosse stato simpatico lo avrebbero ammazzato, non per crudeltà ma per difendere il segreto della loro presenza , o non lo avrebbero lasciato libero . Se non fosse stato simpatico forse lo avrebbero tenuto con se per sempre a prescindere dalla sua utilità , l'avrebbero portato sul loro mondo l'avrebbero messo dentro una gabbietta a sgranocchiare noccioline tirate dai pischelli alieni nonostante i divieti del custode.
Ma Beniamino era simpatico e lo lasciarono andare.
Come se l'erano preso così lo rimisero a posto , sul ponte , poco dopo .
Beniamino guardò in alto , scrutando il cielo . Da quel momento in poi avrebbe sempre saputo cosa cercare . Aveva perso interesse nelle forme vagamente familiari che il vento regala alle nuvole perché sapeva cosa potevano nascondere , quelle nuvolette , volendo.
Poi se ne tornò a casa. In via del Boschetto .
La luce in strada stava temporeggiando sulle cime dei palazzi prima di cedere inevitabilmente il dominio del colore ai lampioni e ai fari delle macchine.
La gente rincasava per cena o usciva per cena e si infilava in branco in qualche trattoria, ridendo .
Arrivò davanti al portone di casa sua e lo trovò aperto. Entrò e salì le prime due rampe di scale. Sul pianerottolo del secondo piano una donna con due buste della spesa poggiate in terra frugava nella borsetta alla ricerca ,presumibilmente, delle chiavi di casa.
- Beniamino!
- Buonasera Elena
- Come sta? Si sente bene ?
- Benissimo grazie.
- La vedo un po' pallido ….giornata difficile?
- Sì , credo che potrei definirla una giornata piuttosto difficile.
- Eh già. Capisco.
- Davvero? Crede?
- Non saprei …è grave?
- Chi?
- No , volevo dire , è successo qualcosa di grave?
- Di grave? Beh …no . Non credo.
- Beniamino , lei non sta bene. Mi preoccupa.
- Davvero?
- Davvero cosa?
- E' preoccupata per me?
- La vedo così sconvolto.
- Non ci faccia caso , passerà presto. Come è stata la sua giornata?
- Oh , niente di speciale . La solita routine … non riesco a trovare queste dannate chiavi….
- Elena …
- Sì?
- Mi inviterebbe a cena?
- Ma guarda che strano! Stavo proprio per chiederle di farmi compagnia. Sono molto stanca ma no ho affatto voglia di star sola.
- Ed io non ho voglia di tornare a casa mia. Tutto d'un tratto , non mi va più.
- Se solo riuscissi a trovare queste chiavi…eccole!
- Elena…
- Si?
- Posso darle del tu?
- Oh , Beniamino , sei proprio un galantuomo ! Accomodati, entra pure e chiudi la porta…ti preparerò una bella cenetta e mi racconterai la tua giornata , ecco , dammi il cappotto. Ti piace la peperonata? Io la faccio deliziosa!