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Il Compost
Per Carta
FdS
190200


RACCONTAMENTO INTERNO


Dolore e sgomento non avevano vegliato sugli istinti percettivi di quei giorni tanto più che il tempo si era reso partecipe di eventi piovosi fuori d’ogni grazia e vento forte batteva l’incudine tra cielo e terra con condivisione d’intenti…F. si era tolto d’impiccio lasciando al colore della sua volontà tutta una serie di possibilità in rivolta per ottenere una certa requie spirituale…si era disteso sul pensiero ricorsivo e su quello riflessivo non solo per spirito di contraddizione ma anche per un inquietante voltarsi le spalle e cercarsi un’altra via, un’altra reazione spirituale che potesse farlo stravedere per l’ignoto o l’intuizione…ed una sera irruppe davvero la temuta coercizione dell’atto creativo e la scossa tellurica della presa di coscienza fece crollare le ultime cimase dei Palazzi e delle Ville…la spianata si era compiuta e i danzatori di guardia al mistero si rimisero alla notte per festeggiare l’evento…sulla carta volle riportare i dolorosi affanni e le finezze di quei danzatori immanenti per non doverli mai dimenticare e ad ogni domanda si ripropose come scriba e memoria così da donare voce all’inconsistenza e non cedere più al disincanto…Orsù danzatori dagli stracci fulgenti, vogliate dunque spiegarmi quale nuova dimora da abitare qui si va erigendo e quale numero è il numero che ora state provando?…Grandi risa si diffusero tra i danzatori…alcuni si piegarono a scoprire le loro natiche sorriso, altri mostrarono il loro membro eretto in segno di itifallica spontaneità…altre i loro seni turgidi per una fertile ricostruzione…e tutti mimarono accoppiamenti e lotte tra idilliche liberazioni e vortici d’umori mentali…ciò non convinse in verità F. il quale si era nel frattempo rovesciato sottosopra a far fluire i suoi propri istinti in un luogo appartato…quando poi tornò, chiese considerante serietà e chiarezza, concretezza e poche velleità…e non mancò di porre di nuovo tal e tal’altra domanda che la sua curiosità invitava a forgiare…i danzatori si composero…solo per rispetto si rivestirono…ebbero il loro buon da fare nel cercare la vestizione del banchiere o del finanziere o dell’economista buon degustatore d’efficienza o del professionista senza macchia…insomma di gente dabbene, protetta da una faccia a culo, da un naso itifallico e da occhiaie turgide come seni…

Sccccccccccc,ccccccccscccccccccc,sscccccccscscscscsccccccccsc scccc sc scccccssssccc cccsccc (applausi del pubblico pagante) SILENZIO

F.: Udite, udite! Chi ha tornito il volto del calmucco indefesso? Chi fu?

SILENZIO SCONCERTANTE……..CHI FU?

F.: il nostro cuore batte ora di un grido di stanchezza per la nullità…è possibile discostarsi dalle fetide sponde di questa palude?

QUALCUNO TOSSISCE E POI SI SOFFIA IL NASO

F.: ma i danzatori invitanti cosa possono sulla nostra traccia di vita? Oggi a noi è dato solo di seguirli e ascoltarli… tremebonde coscienze e tagliafichi deglutanti si associano per farci perdere il significato del cammino…noi non lo permetteremo…o lo permetteremo?

SILENZIO…CHE SI FA, SI PERMETTE?

F.: predoni appiedati, io v’ho stimolato l’iliaca liberazione dal caso dell’offesa e voi rimanete in silenzio sconcertante? Minchioni destruenti che non valete altro che la vostra faccia, ma vi rendete conto dell’opportunità che la meraviglia oggi ci propone? Dell’unica attività che oggi possiamo prendere al volo per volare via? Oh! ve ne rendete conto…logici cadenti?

SILENZIO CHE NESSUNO HA NIENTE DA DIRE

F. esce dalla porta laterale del teatro per non vedere l’uscita principale di tutte le cose

A questo punto la risoluzione degli eventi lo trattenne a sé in dolce attesa…un turibolo d’eccezioni inebriava la sua inattualità ad ogni oscillazione e definitivamente fu preso dalla cattiveria del contatto e del calore euforico del suo messale…e difatti aveva spedito un telegramma nella regione del Senno sul quale poi si leggeva:

Avanguardia –– Agorà ­–– Tecnici – STOP – le loro infinità e le intercessioni o le loro interconnessioni ci interessano - STOP

Il messale corse per mari et valli et paesaggi etc, per non doversi poi non stancare e quando giunse a destinazione fu accolto con indefessa sollecitudine alla bellezza dal caricatore dello schioppo universale e poi civettò con la cortigiana per solo un istante - giusto l’ideale d’amore che lo disanimava - quindi tornò arrecando con sé adeguate spiegazioni….

Quando si presentò sulla soglia F. fu assai felice, tonificato, ed un poco eccitato alla vista di quel messale con l’incarto…la chiarificazione del Senno non lo avrebbe sicuramente lasciato bere in solitaria ispirazione…e nemmeno quella platea del sempresilenzio sarebbe potuta rimanere indifferente…F. si liberò di sé per un breve collaudo e iniziò a leggere…

Mio caro F., quello che ti porgo all’attenzione è un giusto riguardo nei confronti del criterio meno sbrigativo per la libertà…mi dunque segua pedissequamente…

noi intendiamo l’Avanguardia – è di questa roba che mi ha chiesto – come luogo della crescita continua di coscienza e come casa del confronto, ma ancor più come gruppo di menti capaci di tenere alta una progettualità a lungo termine al di sopra delle parti e che combatta miopie di ogni genere…ora, sarà chiaro, caro F., che essa deve afferire alle idee proposte piuttosto che alle singole persone, ma solo le singole persone possono essere in grado di mantenere sempre attive le energie che queste idee esalano ed incanalarle in condotti ben costruiti e solidi. Me intiendes, F.? E’ per questo che pare preferibile individuare e mantenere le persone che incarnano l’Avanguardia salde al loro posto e delegare loro il potere della lungimiranza. Questo sarà un lavoro difficile e faticoso perché è palese, come suggerisce il compagno compagnorum che “per diventare una forza politica (in senso ampio) agli occhi del pubblico non basta appiccicare l’etichetta ‘avanguardia’ a una teoria e a una pratica da retroguardia, ma bisogna lavorare molto e tenacemente, per elevare la nostra coscienza, il nostro spirito di iniziativa e la nostra energia”.

Accanto all’Avanguardia, dovranno essere presenti altre due entità pulsanti…per via che il sangue dell’intero organismo ha da fluire in vorticosi flussi…e rispondono al nome, come sai, di Agorà e di Tecnìa.

La Tecnìa è il luogo dei tecnici…mi pare che nel mondo d’oggi è una moda essere tecnici e così come ogni moda si trasforma presto in necessità…se si vuole uscire salvi dalle pastoie dell’incomprensione e della burocrazia, bisognerà avere dunque dei tecnici a disposizione. Tali tecnici vaglieranno i progetti che Avanguardia e Agorà gli proporranno e daranno su di essi altro che un parere tecnico appunto…soltanto tecnico…così se non ci sono i soldi, perché ci sarà qualcuno tra questi tecnici che terrà la contabilità, dirà che quel progetto è troppo caro o che necessita di troppe autorizzazioni o quant’altro…in questo modo chi partorisce idee lo potrà fare in libertà senza stare a preoccuparsi d’eventualità corrosivamente contingenti…l’è chiaro F.?

L’Agorà, piazza di mercato, è l’organismo principe, quello che contiene in sé tutti gli associati e che lavora a proporre, organizzare e attuare idee…il suo lavoro deve essere svolto di concerto con L’Avanguardia che dovrà scolpire l’eticità delle proposte secondo un gioco di continui rimandi…l’Agorà propone, la proposta viene discussa dall’Avanguardia che la ripropone all’Agorà, se questa non accetta le modifiche la ripropone in diversa forma all’Avanguardia fino a che non è accettata dai due e girata ai tecnici quindi formalizzata…mi raccomando F. di lasciare notevole elasticità a tutto il gioco senza trasformarlo in burocrazia permanente…mi raccomando anche di optare sempre per il non voto, fino a che ciò sia possibile, così da spingere all’estremo il dialogo fra le parti secondo i dettami del così detto centralismo democratico…

A questo punto della notte tengo un appuntamento e ti saluto…la regina del caleidoscopio biliare mi ha invitato al suo banchetto di beneficenza in favore dei bambini che non hanno i capelli biondi e sono tenuto ad intervenire per sbeffeggiarne i crismi…

DOMINIO CONSENSO

Dono saluti
Io

Letto l’incarto, F. si sovrappose a se stesso per coerenza e si rifiutò l’adeguata comprensione…gli pareva del resto che solo l’intuizione l’avesse scosso un tantinino…si mobilitò e andò in teatro a vedere il suo pubblico dormiente...

F.: lessi prima tranche che Gaio Senno mi pose…Oh! Chiarezza della chiarezza, misconosci forse le mie capacità? Poco si è risolto nel mio spirito che qui ancora giace riverso e senza vita…che devo ancora fare? Invitare Senno qui da me? Andare io da lui?…rimanere pigro e muto? Che devo fare gentili ascoltatori?

SILENZIO SCONCERTANTE…

F.: Oh! Dico vobis…ci siete? Rispondete?

QUALCUNO TOSSISCE SOTTOVOCE

F.: quale afflato posso scegliere tra i tanti che mi spidocchiano il corazòn? Il primo, il terzo o quello che mi dona identità certa e riconoscimento da parte dei ciechi?...

SI ODONO TRILLI DI PICCOLI TELEFONI… FONTRILLI INQUIETANTI… MA NON BATTITI DI POLSO…

F. esce dall’uscita laterale per non essere scoperto miscredente

Dunque, dunque…oggi non è ancora passato e domani non è ancora giunto…quale certezza? Mi chiedo delle priorità del mio senso ed ancora non ho visto fluttuare di fronte a me la bandiera sui pennoni della visione esplosiva…musica! Odo musica di tamburi e zufoli acuti…i danzatori ancora si divertono nell’isteria della liberagioia…si lasciano trasportare dai debordanti canti dell’ubriachezza rubizza e levano in alto parole turbinose e infuocate…i loro piedi pestano la paura della colpa in omaggio alla libertà e si gonfiano di carne i loro muscoli tesi…hanno il patrimonio del ludico incanto tra le loro piume sfolgoranti…dòn, Dàauu, diiìì, daààà…un attimo! Dico a voi, un attimo! Fermatevi un attimo che vorrei sapere perché… Ascoltatemi! Un attimo…!

Ma la danza non ebbe fine che a mattino ed al mattino i danzatori si rifugiarono tutti nel silenzio delle loro ali piumate…F. non volle svegliarli per iniziarli alla realtà e rimase assopito nel sonno della sua notte ai bordi della chiarezza…

Dunque, dunque… liberagioia d’ora in poi a vegliarmi la notte del senso…sarà possibile? Da quando osservo danzatori notturni, mi pare d’aver appreso che il culo è un sorriso e la vita un peto alla salvia…tòc, tòc, buongiorno miei prodi…la fanteria muoverà guerra alla serietà della forma…state attenti, attenti…ed F. passò quel giorno di fronte al suo specchio mimando il tempo che fugge…

Giunse trafelato alla biblioteca della città e si ruppe sui tomi occulti della sapienza…F. si conosceva e predicava di sé la parte migliore e peggiore…ma da quando smise di sapersi egli stesso se stesso, aveva iniziato ad imparare nuove e più strabilianti cause…aprì il tomo uno e lesse con perizia:

Agorà:……..

Avanguardia:…….

Tecnici:……….

Ora davvero sento meglio il sangue scorrere e la fluidità giovare alla prassi, si potrebbe in effetti costruire qualcosa d’altro che questa razionalità abusata nata dal controllo e che nel controllo si giustifica…oh! Ma guarda guarda e senti senti come s’illuminano e stridono i gangli del riflettere mio… devo assolutamente comprendere meglio…Ettòrre, presto, vai a spedire domanda di comprensione su carta saponata al nostro Gaio Senno e specifica: Avanguardia e struttura base…perché è meglio esser chiari piuttosto che vuoti, ma oscuri piuttosto che sapienti…io intanto rileggo le ultime domande per il mio prossimo esame di coscienza.

Giunse prima di tutti i previsti il messo di ritorno e con curiosità spicciola F. aprì la missiva sua:

caro F., mi congratulo con lei per l’impegno e per la costanza e per l’inizio io le porgo un quantitativo libidinoso di saluti e baci…ed or dunque procediamo per punti.

Già si disse che la caratteristica dell’Avanguardia è quella d’essere un organismo abile e aperto, calato nella società e non da essa alienato, pronto a elaborare teorie e critiche e, soprattutto, con il compito di costruire la linea di pensiero che le idee nate dovranno seguire…Il tentativo di completezza dovrà essere issato sull’albero della prassi così che i suoi membri siano costantemente a conoscenza ognuno di tutto ciò che accade e non dovranno esistere aree di specifica competenza al suo interno, tutt’al più dei meri referenti. Sarà perciò inammissibile, in seno all’Avanguardia, la creazione di gruppi autonomi o che autonomamente lavorino senza farlo presente agli altri membri.

L’Avanguardia non ha potere decisionale dal momento che ogni sua decisione deve essere vagliata e discussa da Agorà e Tecnici, così come ho già detto, ma sarà lei e sotto sua piena responsabilità a dare infine il via ad ogni progetto del quale dovrà chiarire i mezzi per portarlo a termine, il fine e l’efficacia.

L’Avanguardia sarà inizialmente composta da 10 persone, cioè i nove fondatori più un esterno; eventualmente questo numero potrà aumentare fino a che è però possibile mantenere una rapida capacità di movimento, capacità decisa dagli stessi membri in accordo con l’Agorà. L’entrata di nuovi avanguardisti o l’eventuale destituzione di qualcuno di essi dovrà essere discussa in un apposito Forum Generale per l’Avanguardia che potrà essere convocato un sola volta all’anno sia dall’Avanguardia che dall’Agorà e che dovrà deliberare su un solo membro sia che si tratti di una nomina che di una destituzione.

L’Avanguardia dovrà costantemente rendere trasparenti le sue elaborazioni ed impegnarsi a creare una sorta di Almanacco Aperiodico il quale collezioni progetti, materiale di eventi accaduti, mostre, interventi, ecc.. Niente deve andare perduto ed ogni idea, che sia passata o no, dovrà comunque avere la dignità del ricordo.

ONLUS???

Altro quando vuoi, mio caro F. e ti invidio di persona

A presto

Gaio Senno

F. ripiegò la missiva e la pose sul sentiero delle cose spiegate, le diede una piccola spinta ed essa cominciò a camminare…ora vorrò dormire senza disturbi e senza dolore…il pubblico, poi, sarà ancora tutto al teatro senza spettacolo così che il silenzio regnerà illuminato su questo concetto…Ma tuttavia passarono eterni incrementi di tempo ed F. non prese sonno, lo lasciò anzi libero di vagare qua e là per cornucopie d’inganni…si disse allora che l’unica soluzione sarebbe stata quella di chiedere ai danzatori una goccia della loro pozione per il canto perpetuo…così fece. Si alzò e giunto presso di loro non esitò a contrattare un po’ di pozione in cambio di un po’ di realtà…a causa di sé, le buttò giù tutte d’un sorso, pozione e realtà, mettendosi d’improvviso a chiantare: Samparò! Samparò!…hai trebbiolato il cinamo? Samparò…chiantava F. tinvolgendosi nel suo deflutto preferito…Samparò! F., che era salito nel frattempo sull’orizzonte di sbieco all’usuale, scendeva ora nella lentezza dell’intorno e nella aspecificità del mondo…poi si arrampicò sul porsi ad ascoltare senza ansia di risultati e, lasciandosi scivolare all’ombra delle fronde del complesso, si mise a divagare senza tempo dietro agli sciami dei punti di svista…un punto qui, uno di su, un punto tondo d’infinita piccolezza ma buono lo stesso per una lettera maiuscola…Di concreto c’era che approcciava i dettami in collera e screditava gli oggettivi in nuce…cucinava in bella posta i suoi onirici spiedini e li dava in pasto ai tristi misti…non si aspettava oramai, ma camminava sempre più in avanti sul proprio passo danzante e così F. si spopolò più rapidamente di un nido di gabiodali marini e tutti i suoi sensi se ne andarono liberi per il coraggio dell’azzardo e l’impegno dell’ignoto… contro l’organizzatore tecnico! contro l’organiz-zatore tecnico! Si udiva intanto in lontananza…

Quando si riprese, F. pensò di teatrare subito al suo pubblico gli eventi accaduti per una felice condivisione…

F.: miei cari, oggi gli orizzonti si sono accavallati all’orizzonte e di più si può comprendere nell’incompren-sione…forse si può addirittura tentare la liberagioia con l’arma della seduzione o con il coraggio dell’azzardo…essere liberi?

SILENZIO SCONCERTANTE

F.: capisco gli importunismi che ciò provoca alla forma sociale ed alla propria, ma ne va del nostro respiro, della nostra aria aromatizzata, del nostro pirotecnico divertimento…non credete?

QUALCUNO SI DRIZZA SULLA SEDIA MA SENZA ECCESSI

F.: in fondo non è che abbiamo molto tempo per informarci che le cose possono essere cambiate e poi sorridere a cambiarle con un sorriso sul culo…il minuetto della nostra esistenza lo vorremo suonare noi…no?

SI ODONO SCARTARE PACCHETTI DI CROC-CANTINI E COLPI DI PERTOSSE

F.: mi sentite?…mi sentite? Miseri abbeveratoi, acque immobili e stagni da pesca?…dico a voi…o non ci son più versi?

SILENZIO

F. uscì dalla porta laterale per non sbattere quella principale

Quasi bene l’Avanguardia, ma delucidazioni sull’Agorà mi sono essenziali per la parte della mia personalità che si volge all’esterno…quasi, quasi invito Gaio Senno qui da me e ci parlo di persona…allora, foglio…la penna…dov’è la penna? Eccola!…sì, dunque…Caro Gaio Senno, vorrebbe raggiungermi qui da presso (?), per scambio di parole molte? Grazie. Tuo F. Così può andare…attenderò risposta.

Quando Gaio Senno giunse lì da presso e senza preavviso, trovò F. impegnato in una frenetica danza dai contorni verniciati d’azzurro in cui il tempo costruiva amache per tutti e i passerotti si comportavano da grossi felini pennuti… gli itifallici danzatori si rincorrevano al suono dindondante delle campanelle e dei rossi porpora mentre alcuni pensieri alati si riposavano sui rami in fiore...Fermi tutti! Fermi tutti!…gridò F….è giunto qui da noi Gaio Senno…presto, presto, prepariamo il convivio d’accoglienza…facciamo presto. Tutti si mossero da una parte all’altra allestendo il grande tavolo del vino in quantità e della pietanza in abbondanza…Gaio Senno, per niente sorpreso, ma felice, si pose subito a saziarsi di dettagli culinari e tutti fecero lo stesso tra fuochi esplosivi d’ebbrezza e macchie d’olio buono…

Gaio Senno: noto con piacere che hai coscienza, caro F.

F.: ti ringrazio, ma d’altra parte è inutile sporcare per terra se non si vuole camminare…

Gaio Senno: non ti capisco, ma è con coscienza che lo faccio…Dimmi dunque, dopo avermi passato quel lardo di Colonnata assolutamente non a norma, cosa è che vuoi sapere…?

(continuerà)